I taxi di Augusta Taxinorum sono testimonial di una mostra su Frida Kahlo vista dal fotografo Nickolas Muray, nella splendida cornice della Palazzina di caccia di Stupinigi

Torino ospita una mostra, presentata per la prima volta in Europa, promossa da Next Exhibition e ONO arte, organizzata dall’archivio Nickolas Muray attraverso Guest Curator Traveling Exhibitions.
La mostra si compone di 60 fotografie e racconta, seguendo la cronologia delle foto di Nickolas Muray, il percorso professionale e personale di Frida Kahlo, a partire dagli scatti del 1937 a Tizapan in Messico, per chiudere con quelli del 1948 a Pedregal e Coyoacàn.
In questo lasso di tempo nascono alcune delle foto più importanti mai fatte a Frida Kahlo, come quelle realizzate nel 1939 nello studio di Muray e nel 1946 a New York, esposte in mostra come a ricostruire un album fotografico di famiglia.
La mostra presenta, rispetto all’edizione precedente, ulteriori ed interessanti contenuti: il visitatore avrà infatti la possibilità di immergersi nei sentimenti e nelle emozioni che hanno caratterizzato il percorso dell’artista. Riproduzioni di ambienti, abiti, gioielli e corrispondenze epistolari con l’amato Nickolas.
Una mostra emozionante che vi trasporterà nel mondo di Frida Kahlo, conoscendo gli stati d’animo e la forza di una donna, diventata nel corso degli anni l’emblema del coraggio tutto al femminile.

I tassisti di Augusta Taxinorum hanno voluto rendere omaggio a Frida nel loro solito modo, tatuando sulle loro auto un’immagine raffigurante l’iconico viso della pittrice messicana.
Venerdì 27 maggio 2022 si sono riuniti in piazza Castello, a Torino, per trasferire sulle loro lamiere i tratti di Frida. Ecco alcune immagini dei tatuaggi:














LA SCANDALOSA VITA E LA STRAORDINARIA ARTE DI FRIDA KAHLO
Pittrice, socialista militante, femminista e sostenitrice dei diritti delle donne in una società patriarcale, gelosa custode delle radici etniche messicane, bisessuale in una società cattolica tradizionalista, amante di uomini e donne che furono – come lei – protagonisti della vita politica e culturale della sua epoca, edonista, ribelle ai canoni tradizionali di bellezza del suo sesso: ecco gli aspetti che colpiscono di più chi si avvicina alla tumultuosa, scandalosa, straordinaria vita ed arte di Frida Kahlo.
Frida Kahlo nacque nel Messico centrale, in un villaggio del popolo Tepanec, che aveva fieramente difeso la propria libertà contro la dominazione atzeca e che fu quartier generale di Hernán Cortés. Aveva ascendenze nord europee, mediterranee e amerinde: il padre era un artista e storico tedesco emigrato e la madre apparteneva alla classe spagnola benestante che vantava antenati appartenenti alla popolazione locale, e questo giocò un grande ruolo nello sviluppo della sua identità personale.
Fin dall’adolescenza manifestò una personalità molto forte e uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale, incurante della scandalosa reputazione di bohémien che la precedeva ovunque, unito ad una straordinaria intelligenza: attratta sin da piccola dalle scienze naturali fu una delle pochissime donne ammesse alla scuola di medicina su 2000 aspiranti.
Il suo eccezionale carattere le permise di superare severe limitazioni fisiche – era nata con la spina bifida e a 18 anni subì un terribile incidente dovuto ad uno scontro tra veicoli che la costrinse a ben 32 operazioni chirurgiche e di sormontare forti dispiaceri sentimentali: i tradimenti del marito – doloroso quello con sua sorella Cristina – e la impossibilità di avere figli, che la addolorava moltissimo.
La sua vita fu segnata da numerose battaglie: quella contro la malattia, quella per affermare l’originalità della sua arte, che la portò a rompere con i surrealisti, quella politica, quella per l’emancipazione delle donne in una società tradizionalista e maschilista, quella per la libera espressione della propria sessualità, quella contro le convenzioni estetiche imposte alle donne – vestiva spesso abiti maschili e i suoi ritratti non concedono nulla ai cliché dell’estetica femminile, quella per conquistare la cultura in un’epoca che ancora non concedeva facilmente l’istruzione alle ragazze, quella per rivendicare i diritti della sensualità e del piacere del corpo – celebri i suoi autoritratti con sigaro e tequila – solo per citare alcune di quelle che la resero un personaggio unico e straordinario.
Ai suoi diari consegnò la prima appassionata e discussa storia d’amore con il famoso pittore Diego Rivera, di 21 anni più anziano, la prima di una vita che all’epoca destò scandalo per la libertà di espressione della sua carnalità e della sua passionalità, scandita da storie con numerosi amanti di ambo i sessi: Lev Trockij, André Breton, Tina Modotti, Aleksandra Kollontaj, entrambe militanti socialiste, Rosa Rolando, coreografa e pittrice e la cantante Chavela Vargas.
Nel 1953 firmò con Bertolt Brecht, Pablo Picasso, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir la richiesta di grazia per i coniugi Rosenberg, comunisti americani condannati a morte e poi giustiziati a New York per presunto spionaggio a favore dell’URSS.
La sua storia è emblematica di quella delle donne della sua generazione che nel Messico post-rivoluzionario arrivarono all’emancipazione tramite la politica. A Città del Messico, dove intendeva frequentare l’Università di Medicina, si legò ad un gruppo di studenti socialisti che ammiravano il rivoluzionario José Vasconcelos, del cui leader si innamorò. Le piaceva dire di essere nata nel 1910, perché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana di quell’anno.
Iniziò a dipingere per divertimento i suoi compagni. Il suo primo autoritratto fu un dono per il ragazzo di cui era innamorata. Il suo straordinario talento artistico era così evidente da attirare l’attenzione del famoso pittore Diego Rivera. La svolta della sua vita si ebbe quando lui decise di prenderla sotto la sua ala e introdurla nei circoli politici e culturali messicani.
Frida è la pittrice degli autoritratti. Durante le sue convalescenze, sopra il suo letto a baldacchino era posizionato uno specchio, che le permetteva di utilizzare se stessa come modello. “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”, scrisse nel suo diario personale, incominciato nel 1944 e tenuto fino alla morte, una sorta di surreale monologo interiore scandito da immagini e parole.
Frida si innamorò del proprio mentore e lo sposò nel 1929, sebbene fosse consapevole della sua natura infedele. Le numerose relazioni extraconiugali che lei intrattenne furono anche una reazione a queste sofferenze sentimentali. Quando il pittore ebbe un affaire con la sorella di Frida, Cristina, il matrimonio cessò, non prima che Frida rimanesse incinta per poi avere un aborto spontaneo. Il riavvicinamento avvenne nel 1940, quando perdonò Rivera che si dichiarava ancora innamorato di lei e lo risposò.
Grazie anche al sodalizio col marito sviluppò il suo inconfondibile stile naïf, ispirato all’arte popolare e alle tradizioni precolombiane, che voleva essere un segno della propria identità etnica messicana, evidente anche nel suo modo di vestire, ispirato al costume delle donne di Tehuantepec, famose per la loro fierezza matriarcale, che le vedeva comandare i mercati locali e deridere gli uomini.
La militanza socialista rese lei e Diego degli indesiderati in America: a Diego fu revocata la commissione per gli affreschi al Rockefeller Center perché aveva dipinto un operaio con il volto di Lenin.
Il tema caratteristico della sua produzione è l’autoritratto, che diviene strumento di espressione degli aspetti drammatici della sua vita. Il corpo che dipingeva negli anni ’20 era quello che giaceva martoriato nel letto a seguito del terribile incidente che l’aveva menomata, con cui sviluppò un rapporto ossessivo. Lo contemplava per ore, riflesso in un grande specchio che era stato posto sopra il suo letto a baldacchino. I suoi dipinti non si limitano più alla semplice descrizione degli incidenti della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il pianeta e quasi tutti includono tra i soggetti un bambino, sua personificazione. Nel suo mondo figurativo l’accento è posto sul dolore, sull’erotismo represso e sull’uso di figure ibride. In una serie di dipinti gli elementi della tradizione messicana classica si uniscono a quelli della produzione surrealista. Nel famoso quadro Ciò che l’acqua mi ha dato immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell’acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell’artista.
Prediligeva il piccolo formato, e non di rado popolava i suoi ritratti di simboli e allusioni a volte misteriosi: in uno appare una colonna romana fratturata: è la sua menomazione alla spina dorsale. In un altro compare una folla di scimmie, che teneva in casa e di cui si occupava con amore. André Breton amava dire che Frida era “una surrealista creatasi con le sue mani”.
Sebbene la piena rivalutazione della sua arte si sia avuta di recente, in particolare in Europa, con l’allestimento di numerose mostre, Frida Kahlo non fu, in vita, una artista incompresa: il suo talento era troppo evidente, il suo stile troppo originale e moderno. Tre importanti esposizioni le furono dedicate nel 1938 a New York, l’anno successivo a Parigi e nel 1953, un anno prima della morte, a Città del Messico. Pablo Picasso le regalò un paio di orecchini di avorio in forma di piccole mani e il Louvre acquistò un suo autoritratto. Elsa Schiaparelli creò in suo onore il vestito Madame Rivera.
La sua esistenza straordinariamente intensa si consumò come una meteora in un breve volgere di anni. Ancora quarantenne, a causa delle complicanze di una infezione le fu amputata la gamba destra. A 47 anni moriva di embolia polmonare. Era il 13 luglio del 1954. Le ultime parole, consegnate al fedele diario, sono forti come era stata la sua vita: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”